Di carne al fuoco ce ne sarebbe ancora tanta e, per questo, i commissari ministeriali inviati dalla prefetto Valentini per focalizzare e finalmente svelare i rapporti tra la politica cittadina e la malavita organizzata: infiltrata nel comune di Castellammare di Stabia attraverso dipendenti comunali infedeli, politici compiacenti (perché legati anche da vincoli di parentela), colletti bianchi ed imprenditori associati o a strozzo dei clan stabiesi.

 






 

 

Durerà altri 90 giorni, fino a fine novembre, la permanenza della commissione d’accesso d’indagine a palazzo Farnese: modus operandi che si uniforma con gli altri comuni già sciolti in Campania dall’inizio del 2021 ad oggi; che richiesero tutti e sei i mesi di permanenza per relazionare al ministro Lamorgese. Perché se qualcuno valuta questo prolungamento come un nulla di fatto e un sospiro di sollievo, anche per l’amministrazione eletta nel 2018, gli addentrati sanno benissimo che non è così. Sulle scrivanie dei dedective gli ultimi faldoni da esaminare, continuando a ricevere le denunce che, anche sotto traccia, continuano a fioccare nella stanza della Verità a pochi passi da quella del sindaco Cimmino, che appare ai bene informati sempre più chiuso in sé stesso e preoccupato. ‘E chest’è!

 

 






Di desk

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