Dom. Ott 2nd, 2022



Negli ultimi giorni sono pervenute alla richiedente associazione molteplici richieste di intervento da parte di genitori e docenti che non vogliono la didattica in presenza, in questo particolare momento storico di pandemia.



A tal fine l’A.I.V.E.C. ha aperto le adesioni per partecipare al proponendo ricorso innanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo al fine di ottenere il riconoscimento dei diritti fondamentali come garantiti dalla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) negati dalla legislazione emergenziale dei singoli Stati.

In particolar modo sarà oggetto del proponendo ricorso non soltanto la richiesta di adozione di qualsivoglia misura atta al contenimento dei contagi, (quali la didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado) ma anche per l’affermazione della tutela dei diritti di chiunque abbia subito pregiudizio dagli effetti del covid 19.

Se di Vs. interesse il comunicato potete trovarlo in allegato e L’A.I.V.E.C. chiede gentilmente di poterlo pubblicare tenuto conto del considerevole aumento del numero di vittime e del non meno importante aumento del numero dei contagiati

COMUNICATO STAMPA 

L’AIVEC insieme al gruppo facebook “tuteliamo i nostri figli in campania e tutti i gruppi locali cittadini”,
al fine di perseguire lo scopo per cui è nata, ovvero tutelare la salute delle persone da qualsivoglia
pregiudizio derivante dal covid-19, intende ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo perché
venga affermata la tutela del diritto alla salute, chiedendo l’applicazione della didattica a distanza per tutte
le scuole di ogni ordine e grado fino alla cessazione dell’emergenza sanitaria. L’uso della didattica a
distanza, strumento previsto dallo stesso Ministero dell’Istruzione per permettere lo svolgimento delle
lezioni in sicurezza e salvaguardare nel contempo il diritto allo studio ed il diritto alla salute, dopo un
primo periodo di uso coinciso con il termine dell’anno scolastico 2019/2020, è stato limitato fortemente
perché giudicato troppo sacrificante ed inefficace per gli studenti.
La didattica in presenza, seppure costituisca fuori di dubbio il migliore dei metodi di insegnamento, in una
situazione così emergenziale come quella che stiamo vivendo dell’attuale pandemia è purtroppo fonte di
gravi rischi per la salute degli stessi studenti ma anche delle loro famiglie. Il diritto alla salute
costituzionalmente garantito non incide solo sull’individuo ma è anche a protezione della collettività
alla quale deve essere garantita la sicurezza sul posto di lavoro, negli ambienti pubblici in generale e
quindi nelle scuole.
Il diritto allo studio dovrà essere garantito in sicurezza e l’unico attuale strumento è costituito proprio
dalla didattica a distanza, come ha avuto modo di precisare anche lo stesso MIUR.
La forzata ripresa delle lezioni in presenza, dopo che lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 31 aprile
prossimo, costituisce grave violazione del principio di precauzione. Tale principio, sancito dall’art. 174
paragrafo 2 del Trattato Istitutivo dell’Unione Europea, nonostante l’approccio precauzionale sia stato
ampiamente utilizzato in politica e più in generale nella gestione dell’ambiente, può essere invocato anche
nel caso di specie. In sintesi, la richiamata norma dispone che il principio di precauzione può essere
invocato ogni qualvolta ci si trovi di fronte a un intervento urgente o a un possibile pericolo per la
salute umana, ovvero di fronte alla protezione dell’ambiente nel caso in cui i dati scientifici non
consentano una valutazione completa del rischio, come nel caso in esame.
Per tale ragione molti genitori in tutta Italia si sono uniti per chiedere l’utilizzo della didattica a distanza,
presentando delle petizioni, formando degli osservatori locali per monitorare la situazione dei contagi e, da
ultimo, impugnando anche con l’A.I.V.E.C. le ordinanze che hanno disposto lo svolgimento della didattica
in presenza.
Le istanze proposte alla magistratura amministrativa da parte dell’A.I.V.E.C. aventi ad oggetto la
violazione del diritto di precauzione con riferimento al diritto alla salute in difetto di istruttoria non hanno
ottenuto una risposta istituzionale. Si leggono, invece, numerose altre decisioni che militano in senso
contrario e anche in tempi rapidi. È per tale ragione che l’associazione, anche con alcuni rappresentanti
ricorrerà contro lo Stato Italiano all’organo giurisdizionale internazionale indipendente (Corte EDU) che
ha lo specifico compito di giudicare in merito alle violazioni della convenzione europea (CEDU) anche al fine di ottenere un’effettiva tutela giurisdizionale.
È per questo bisogno di tutela giurisdizionale, avvertito anche da una significativa parte dei genitori
italiani, di fatto negata in Italia, che l’associazione sta predisponendo il ricorso alla Corte di Giustizia dei
Diritti Umani.
Hanno diritto a intervenire tutte le persone fisiche e giuridiche che in questo stato di pandemia ritengono
di aver subito una violazione dei propri diritti fondamentali così come previsti dalla citata “CEDU” e dai
suoi protocolli aggiuntivi ed interpretati dalla stessa giurisprudenza della corte EDU, trovando un
particolare privilegio nella Carta Sociale Europea che si occupa specificamente del diritto alla protezione
della salute. L’impegno giuridico derivante dalla menzionata carta va inteso nella dimensione collettiva e
generale rivolta alla popolazione per il miglior stato di salute possibile collegato all’obbligo di rispettare il
diritto alla protezione della salute adottando misure positive di carattere legislativo, amministrativo e
tecnico sanitario idonee a raggiungere gli obiettivi stabiliti dalle disposizioni poste a protezione.
L’A.I.V.E.C. chiederà, quindi, che venga garantita alla popolazione tutta ed in particolare a tutti gli
studenti e docenti il miglior stato di salute tenuto conto delle conoscenze attuali, ove lo Stato in primo
luogo è tenuto a dotarsi di un sistema sanitario in grado di reagire adeguatamente ai rischi che sono
controllabili ed evitabili dall’uomo. Gli indicatori statistici più significativi, adottati per tale valutazione
dal Comitato Europeo rilevano un tendenziale progressivo peggioramento a livello mondiale e nazionale
tranne brevi lassi di tempo con scarti trascurabili e pertanto emerge concreto il dovere dello Stato, tenuto
ad adottare le misure efficienti ad abbassare tale tasso avvicinandosi allo 0 come chiesto dall’A.I.V.E.C.
nelle pregresse istanze giudiziarie.
Insieme saremo più forti! F.to IL PRESIDENTE
Avv. Pasqualino Pavone



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Di desk

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